La crisi energetica dopo le tensioni russo-ucraine è letteralmente esplosa, il nostro Paese s’è trovato sprovvisto d’un piano alternativo e di soluzioni da attuare nel breve periodo. Eppure grazie al fotovoltaico potremmo rompere le catene della sudditanza estera e commerciale. Dopo 16 anni affrontiamo nuovamente il tema con l’imprenditore Franco Maggi (Saem- Eredi Maggi), pioniere del settore.
di Andrea Lorusso
A novembre del 2006 La Nuova Murgia dedicò la copertina agli imprenditori Sebastiano, Franco e Dario Maggi (fondatori della SAEM -gruppo Eredi Maggi): “Se Altamura sfruttasse il Sole…” era il titolo della testata. Si parlava di un milione di euro annui di soldi pubblici risparmiati, riduzione dell’inquinamento da anidride carbonica e di un ridimensionamento dell’ICI (oggi IMU) per i cittadini, se le misure le avesse adottate il Comune. In più i servizi interni erano corredati dalle testimonianze di chi, in quel momento, c’aveva creduto – come il Molino Mininni che installava per la prima volta in Italia un impianto totalmente integrato sul tetto da 5 milioni di europer 1 megawatt di potenza.
Il Presidente del Consiglio Mario Draghi il 25 febbraio ’22, durante l’informativa ai Deputati sulla guerra in Ucraina, ha ammonito che è stato “imprudente non avere differenziato maggiormente le nostre fonti di energia”.Ecco perché dopo 16 anni – alla luce dei critici scenari attuali – abbiamo affrontato nuovamente la questione con Franco Maggi della Eredi Maggi, gruppo ormai leader nel settore dell’energia solare con un’esperienza unica nel suo genere.
Perché avete creduto nel fotovoltaico?
«Siamo stati lungimiranti, era un passo dovuto. Sicuramente eravamo facilitati nelle installazioni perché il segmento è naturalmente vicino al nostro tipo d’impresa, ma soprattutto perché è un procedimento snello e rapido. Per fare una centrale nucleare ci vogliono 5-10 anni, in alternativa abbiamo le centrali a carbone – ma anche il prezzo di questa fonte sta schizzando alle stelle (quadruplicandosi), nonostante provenga da stabili Paesi europei come la Germania. La rogna più grande per l’installazione dei pannelli fotovoltaici era la burocrazia, oggi è stata molto semplificata la procedura. Da 1 a 3 mesi è tutto più operativo».
Quanto ha risparmiato chi ha investito 16 anni fa?
«Molto! Oltre ad avere un’energia a costo zero gli imprenditori ebbero diversi incentivi, quindi sono stati nettamente premiati (ora c’è lo sconto in fattura del 50% per l’efficientamento energetico delle utenze domestiche, e il credito d’imposta al 45% per le imprese). Furono coraggiosi, l’Industria Molitoria Mininni per esempio all’epoca pagava 70mila euro al mese di corrente e fece il suo investimento con la garanzia bancaria al 70%. In questo modo riuscì a coprire il 30% del fabbisogno energetico più 0,46€ per kWh prodotti (a prescindere dall’utilizzo), in circa 5 anni sono rientrati dall’investimento (rispetto ai 7-8 anni previsti). All’epoca risparmiavano oltre 20mila euro al mese di bollette, oggi la forbice del beneficio è molto più ampia».
Mentre nella vostra realtà societaria quanto ha inciso l’energia solare?
«Copriamo il 60% del fabbisogno energetico dei nostri tre stabilimenti. Se per esempio dovessimo consumare 400 kWh, riusciremmo a coprire 300 kWh autonomamente. Quindi, subiamo come tutti gli aumenti in bolletta, ma sui 100 kWh “residui” e non sull’intero ammontare del consumo. Senza fotovoltaico avremmo fatto davvero fatica, un surplus di costi da 350mila euro all’anno ti sballa i bilanci… tutto questo per noi s’è trasformato in un enorme vantaggio e risparmio».
Com’è la domanda del mercato verso le nuove installazioni?
«Negli ultimi tempi la richiesta è esplosa, prim’ancora delle tensioni internazionali con il conflitto russo-ucraino. I costi sono bassi, per un impianto da 3kW parliamo di 4.500 euro chiavi in mano (dal progetto alla fine installazione). Stiamo realizzando migliaia d’impianti domestici, oggi coi sistemi d’accumulo quello che non consumi durante il giorno anziché rimetterlo in rete, lo trattieni e lo utilizzi poi dalla batteria. Abbiamo iniziato a implementare questi sistemi anche a livello aziendale, tuttavia i costi (per le batterie industriali) sono ancora alti. L’energia, però, può essere venduta (non solo all’Enel ma al Mercato Libero), con la giusta programmazione è un fattore remunerativo».
Ci sono difficoltà nel reperire le materie prime?
«Sì, molte. Fortunatamente noi abbiamo una programmazione di lungo periodo e un know-how non indifferente, il che ci permette di essere rapidi ed efficaci. Non basta saper montare un pannello, gli impianti devono funzionare bene e nel tempo. Tanti si sono improvvisati nel mestiere, ma poi nel giro di 2-3 anni cominciano i problemi. La storicità ci gioca a favore, i nostri impianti montati 16 anni fa funzionano ancora adesso perfettamente. Non tutti i moduli si sposano con gli inverter, i cavi, i sistemi, può sembrare semplice ma non lo è. Per noi l’affidabilità è fondamentale. Consideri infine che i moduli sono garantiti dalle aziende produttrici dai 25 ai 40 anni, un’eternità».
Ci saranno problemi nello smaltimento di questi pannelli?
«Assolutamente no. Parliamo di vetro, ferro, alluminio, sono facilmente smaltibili e al 95% riciclabili. Inoltre, l’utente finale è in una botte di ferro, il modulo fotovoltaico va sul mercato già con la tassa pagata per lo smaltimento».
Vi sono situazioni in cui non è conveniente fare questo tipo d’investimento?
«Il tetto deve avere una buona esposizione solare, dev’essere irraggiato per una certa angolazione. Per quel che ci riguarda non abbiamo mai realizzato un impianto improduttivo. Operiamo in questo momento dal Salento all’Abruzzo, fra lavoratori diretti e indiretti impieghiamo 120 addetti».
L’energia solare è davvero il futuro?
«Fossi il legislatore proporrei la gratuità delle installazioni su tutti i capannoni del Paese, vista l’emergenza Nazionale. È facile e le infrastrutture già ci sono. Per di più c’è la volontà di immettere tutti gli impianti presenti (presso un unico CAP) in rete, creando la c.d. comunità energetica, così da permettere la vendita diretta tra gli stessi interlocutori. Basti pensare che non abbiamo neanche un comparto commerciale in azienda, è il passaparola a muovere la genuinità del prodotto. Ancora, il fotovoltaico è un volano enorme per l’occupazione, creeremmo lavoro per vent’anni.
Il carbone e il nucleare, oltre che problemi ambientali, logistici e di sicurezza, ci rendono sempre dipendenti dalle oscillazioni dei mercati e dall’estero. Il Sole è una fonte libera, illimitata, stabile, indipendente, e non subisce fluttuazioni».



