L’ultimo lavoro del giovane altamurano Jerry Ciccimarra regista di cortometraggi, spot pubblicitari e video musicali. Diplomato in scenografia presso l’Accademia delle Belle Arti di Lecce, segue il corso di laurea specialistica in arte dello spettacolo al Dams di Lecce. Attualmente frequenta un master in Film Production presso l’Accademia Aspasia del Salento. Tra i prossimi progetti c’è la realizzazione di un video La mia città su Altamura
di Mariapaola De Santis
Hikikomori è un termine giapponese che significa “stare in disparte” e viene utilizzato per riferirsi a chi (soprattutto giovani dai 14 ai 30 anni) decide di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi, da alcuni mesi fino a diversi anni, rinchiudendosi nella propria camera da letto, senza aver nessun tipo di contatto diretto con il mondo esterno. Hikikomori è anche il titolo del cortometraggio con cui il giovane regista altamurano Gerry Ciccimarra, ha partecipato, a novembre scorso, al 48 Hour Film Project di Roma, un contest internazionale per filmmaker che consiste nella realizzazione di un corto in 48 ore. Una vera e propria gara che ha inizio con l’assegnazione di rigorose indicazioni da seguire: il genere, un oggetto di scena da inserire nel girato e una battuta di dialogo tassativa da inglobare al resto dello script.
Le squadre provenienti da tutta Italia affrontano un intero weekend di produzione lottando contro il tempo per consegnare il proprio lavoro. Gerry Ciccimarra con il suo team lavora su queste indicazioni: la frase «voglio dormire», un oggetto (un mattone) ed un personaggio (una botanica di nome Ludovica Lanfranchi). Genere: film muto e film climatico. In quei giorni a Roma, piove, ha solo una casa in cui girare: una stanzetta ed una sala da pranzo e tre attori. Così sceglie un tema che possa avere un riscontro sociale. Ed ecco, in scena, la storia di una famiglia, delle situazioni comuni, il momento del pranzo, l’isolamento all’interno del nucleo familiare. Il dramma dell’incomunicabilità è affidato alle espressioni, ai silenzi, ai non detti, alle frasi scritte sul retro un bigliettino da visita passato sotto la porta per poter scambiare qualche parola. La speranza nel domani e la cura di sé sono affidate ad una pianta.

Poi c’è uno spiraglio, una via d’uscita, una crepa in questo muro di silenzio, che potrebbe rappresentare la svolta. Il corto è stato proiettato a Roma nell’ambito del festival ed è stato condiviso dalla pagina Facebook Hikikomori Italia nazionale e dal suo fondatore Marco Crepaldi. «È un tema che è andato oltre il concorso, era quello il nostro obiettivo» ci racconta Gerry.



Regista di cortometraggi, spot pubblicitari e video musicali, è diplomato in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce, segue il corso di laurea specialistica in Arti dello Spettacolo al Dams di Lecce, e frequenta un master in Film Production presso l’Accademia Aspasia di Lecce. Non è la prima volta che affronta tematiche sociali. La fine di Neslie, uscito a luglio 2022, racconta di un marito tormentato dalla grave malattia che paralizza sua moglie Silvia. Un giorno, sul monte alle spalle della sua casa, incontra la Morte. In un contesto surreale va in scena il tema dell’eutanasia. Il corto è stato proiettato al Festival del Cinema Europeo di Lecce suscitando molto interesse.

«I personaggi che scelgo» ci racconta Gerry «vivono in disparte, alienati, non ben inseriti nel tessuto sociale. Sono persone che stanno al margine. Non mi piacciono le storie comuni». Tra i prossimi progetti c’è la realizzazione di un video “La mia città” su Altamura, altri due cortometraggi. Uno è un thriller, l’altro un horror grottesco. Ci sono elementi che rimandano alla Murgia e al territorio. Gerry cerca di dare luce nuova alle storie che sceglie, mette sempre in discussione gli stereotipi: «Il video è la forma artistica che riesce a farsi sentire più forte delle altre, perché viviamo costantemente sui cellulari, ma anche perché comprende tutte le altre forme d’arte».

